Vanghè

“L’arte non è intrattenimento, ma elemento fondante del pensiero”, e soprattutto “l’arte è un lavoro ad alto contenuto relazionale, umano e riabilitativo”. Sono questi princìpi intrisi di un forte senso di responsabilità sociale ad animare il Vanghè di via Bastia, in zona Ripamonti, fondato e guidato con estrema dedizione da Laura Gamucci, che di mestiere fa l’infermiera nel dipartimento di salute mentale del Policlinico, e ha scelto di coltivare la sua vocazione all’aiuto degli altri creando un “ambulatorio d’arte”, che già nell’originalissimo nome contiene molto della sua identità. Vanghè evoca il vagito del neonato che vuole giocare (‘nghè), ma anche il verbo “vangare” in dialetto piacentino, a sottolineare come la pratica quotidiana dell’arte equivalga all’azione di coltivare il pensiero, come si coltiva la terra, giorno per giorno con fatica e attenzione. E poi c’è anche un’assonanza con Van Gogh, il pittore che fu genio incompreso, capace di scrivere lettere di straordinaria profondità sul suo disagio psichico. “La sua biografia è il nostro statuto” mi dice Laura, che cerca con il suo spazio culturale nuove modalità di fruizione dell’arte, che sia luogo d’incontro tra persone diverse, integrando nella relazione sociale i suoi pazienti disabili mentali che qui si sentono un po’ a casa e da qui ripartono per il loro viaggio nel mondo “normale”. Il pubblico si abitua presto a stare insieme con questi pazienti, che spesso partecipano alle attività organizzate da Laura come spettatori, o magari preparando la cena o il buffet di accoglienza. Vanghè è un bellissimo e spazioso loft abitabile con il parquet e una cucina che troneggia al centro, perfettamente funzionante e, quindi, protagonista di molte serate, in cui il cibo dialoga con l’arte alla faccia di chi sostiene che la cultura non si mangia. Laura tiene sia qui che in ospedale molti laboratori di recitazione per disabili mentali, in cui insegna loro a stare in scena sul palcoscenico del mondo. Per lei il teatro ha una fondamentale funzione terapeutica, divenuta lo specifico obiettivo degli eventi del Vanghè. Bisognerebbe studiare il rapporto tra la diminuzione dell’uso di farmaci proporzionalmente all’aumento di attività creativa nei pazienti con disagio mentale, mi dice Laura con il rammarico di chi vede il suo lavoro svalutato in ambito medico a vantaggio della prescrizione compulsiva di medicinali che spesso alienano i pazienti sedando i sintomi senza risolverli. Ma qui, nel suo regno, gli eventi culturali sono apprezzati e seguiti, al punto da costituire un vero e proprio cartellone teatrale indipendente. 

VANGHÈ
Via Bastia, 15
Tel. 328 8387575
www.van-ghe.it

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