Spazio No’hma

Fra librerie indipendenti, pub, piccole gallerie d’arte, garage e loft riconvertiti a spazi culturali, Milano nasconde una vitalità insospettabile, la cui spinta propulsiva potrebbe esplodere in occasione di Expo. O rimanere una potenzialità irrisolta. Questa settimana facciamo tappa allo Spazio Teatro No’hma dedicato a Teresa Pomodoro, che lo fondò esattamente vent’anni fa. Dopo la sua scomparsa nel 2007, è passato sotto la direzione della sorella Livia, “un’intellettuale prestata alla giustizia” che torna qui alla sua passione originaria. A ben guardare non si tratta di un’Anima nascosta, essendosi questo luogo distinto per l’eccellenza di alcune sue iniziative che ne fanno parlare fino all’altro capo del mondo. Ma come spesso accade per i gioielli milanesi, questi sembrano brillare di più a latitudini remote che non a due passi dalla loro sede. No’hma può essere considerato un esempio paradigmatico per le Anime Nascoste, nato dalla virtuosa passione di un’artista innamorata della cultura e della città di Milano. Teresa Pomodoro è – non a caso – definita lei stessa “anima” del suo spazio “nel quale l’Uomo può rappresentare se stesso e la sua epoca, può guardarsi allo specchio e giudicarsi, può guidare il mutamento”. Teatro, poesia, arti plastiche e musica si fondono e contaminano in un rapporto virtuoso nelle serate al No’hma, all’interno di una programmazione artistica estremamente raffinata ed eclettica, che si avvale della direzione stabile del regista Charlie Owens. La riuscita internazionale di No’hma lo erge a punto di riferimento per i nuovi luoghi che stanno cercando di affermarsi a Milano in questi anni di crisi proprio perché, come molti di loro, anche No’hma è nato dalla riconversione artistica di uno spazio industriale, di cui mantiene ancora alcuni elementi architettonici che ne forgiano l’identità, fluida come l’acqua, che diventava potabile per i milanesi proprio fra queste mura. Ho fortemente voluto incontrare Livia Pomodoro perché mi raccontasse il suo punto di vista su Milano. Mi riceve in un elegante studio – biblioteca all’interno del No’hma, circondata da libri, fascicoli, brochures e volantini dei prossimi eventi, che segue con attenzione passando al vaglio tutti i materiali. “A Milano ci sono tantissime idee giovani – mi dice con malizia – ma non sempre nascono dai giovani, che troppo spesso pretendono considerazione subito. Devono imparare a conquistarsela”. Conferma la sensazione che in questa città ci sia più vitalità di quanta le istituzioni riescano a promuoverne, ma sostiene che sia importante non dare voce a tutti indistintamente, bisogna piuttosto “trovare percorsi sensati in cui si possano esprimere le idee veramente originali”. La sua preoccupazione è rivolta soprattutto alla grande occasione di Expo – lei sarà responsabile della sezione dedicata al diritto al cibo, puntando a fare di Milano la capitale mondiale permanente dell’alimentazione. “C’è il rischio che si risolva tutto nell’effimero di una fiera, quando invece deve rimanere l’idea che soggiace all’intuizione, dobbiamo essere in grado di realizzare qualcosa che sappia durare nel tempo. In tutti i campi e in tutti settori”. Di fronte al dubbio che in questi mesi attanaglia i produttori culturali milanesi – stare aperti o stare chiusi nei sei mesi di Expo – Livia Pomodoro non ha dubbi: sempre aperti e sempre sensibili al tema proposto: il cibo. Ma non c’è il rischio di una bulimia creativa? “Non se ci si mette in gioco e si cercano punti di vista originali. La via dell’arte è la via della provocazione”.

SPAZIO NO’HMA
Via Orcagna, 2
www.nohma.org

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