Mandi

“Più che un’osteria, un progetto culturale” mi dice con orgoglio Flavio Gonano, gestore di Mandi da più di venticinque anni, instancabilmente passati tra i fornelli e la musica, sue grandi passioni fin dall’infanzia passata a Prato Carnico, ai confini con le terre del Nord. Mandi è una parola friulana che si usa per salutarsi e di cui è incerta l’origine etimologica, anche se ci sono diverse ipotesi accreditate, che potrete leggere nel dettaglio sotto la cassa del ristorante. La più verosimile sembrerebbe essere quella che fa riferimento al detto “m’arcomandi” che sta per “mi raccomandi a Dio”, da cui la sintesi “mandi”. Flavio mi ricorda i fasti di una Milano che non c’è più, quando è arrivato negli anni Settanta, in cui quasi ogni trattoria prevedeva un dopocena musicale, improvvisato dai gestori insieme con gli avventori più estroversi. Oggi di quel passato restano poche testimonianze, inesorabilmente soppiantate dal crescente gusto orientale e un po’ posticcio. Non a caso di fianco a Mandi, in via D’Apulia, a pochi passi da via Padova, sta aprendo un nuovo sushi bar. Flavio, però, non demorde, anzi, rilancia con un locale davvero gustoso, dove si viene prima di tutto per mangiare e poi per divertirsi. I piatti sono quelli della tradizione carnica, rivisitati dalla mano creativa di Silvana, che non nasconde la sua provenienza romana. Potrete assaggiare i prelibati Cjarsons, agnolotti carnici con un ripieno particolarissimo: cioccolato fondente, uva sultanina e patate; oppure i medaglioni di malga o il frico con polenta, un delizioso sformato a base di patate, cipolle e formaggio servito con polenta. La carta dei vini è ricca, con bottiglie provenienti dal Friuli come il tipico Tocai, che oggi si chiama “Friulano” perché ha perso la battaglia dell’etichetta con l’omonimo vino ungherese che ne ha pretesa l’esclusiva. Flavio di questo è infuriato e non vuol sentir parlar di un appellativo così generico per il vino che per lui è sempre stato e sempre sarà il “tocai”, dal nome del ruscello che scorre fra le sue terre d’origine, alla faccia degli ungheresi! Dopo avere mangiato e bevuto, suona l’ora della musica: Flavio imbraccia la sua chitarra e ne mette altre a disposizione dei clienti. E ogni sera è un concerto diverso, dalla tradizione di De André, Nanni Svampa, Brassens e gli altri classici italiani fino addirittura a un canto in swaili e a piccoli stornelli in tutte le lingue del mondo, a seconda di chi è seduto ai tavoli. Flavio ha in repertorio musiche per tutti: “è molto democratico come locale” – afferma, poi ci ripensa – “anzi è anarchico, molto anarchico”. Una sera, mi dice, sono capitati due neozelandesi e lui gli ha suonato un ritornello in lingua maori! Alle pareti sono dipinte due finestre, una che affaccia sui monti della Carnia con un bicchiere di vino rosso sul davanzale, l’altra che sulla laguna di Grado in uno scorcio realmente esistente. Accanto alle finestre è appesa una serie di incisioni del giovane artista svizzero David Orange, visioni tratte dalle canzoni di George Brassens, l’ispiratore del nostro De André. Sopra l’ingresso un’insegna in legno annuncia il motto dell’Associazione Italiana per la Difesa degli Sfigati con testimonial dipinto Wile E Coyote. In alto sopra il frigorifero c’è una bacheca intitolata “accostamenti” che unisce un ritratto di Brassens a una serie di foto di Nelson Mandela con tanto di rosa del deserto sudafricana: le figure che difendono i più deboli qui sono le benvenute.

MANDI
Via D’Apulia, 4

Tel. 338 166 6817
mandiosteria.blogspot.it

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