Libreria popolare di via Tadino

All’apparenza è una elegante libreria all’antica, piena di libri che affollano tutti gli scaffali stipati uno accanto all’altro in un labirinto di cultura. Sull’insegna sta scritto Libreria Tadino, ma il titolare ci tiene a chiamarla Libreria Popolare, il suo vero nome fin dalla fondazione, nell’ottobre del 1974, ad opera del gruppo “La corsia dei servi”, cooperativa di intellettuali guidati da Padre Turoldo. Era un’iniziativa nata in seno all’intellighenzia cattolica, ma il loro pensiero troppo eterodosso li portò ad allontanarsene, in nome dell’indipendenza, valore inalienabile per un posto in cui si voglia fare cultura. La libreria visse una seconda stagione con l’arrivo della Cisl, prima con una collaborazione indiretta, poi rilevandone totalmente le sorti alla metà degli anni Novanta per scongiurarne la chiusura. Lungo tutti gli anni Ottanta fu un punto di riferimento per Milano, funzione che tornò ad assumere fino al 2000, quando ebbe inizio un lento declino, da cui sembra averla risollevata in questi ultimi anni con grande abnegazione e lungimiranza Guido Duiella, un libraio come ormai non ce ne sono più, a meno che la nuova generazione non si affretti a imparare uno dei mestieri più belli del mondo. Per chi lo fa e per chi ne riceve i benefici, ovvero quei lettori che scelgono una libreria non per gli sconti che sbandiera in vetrina ma per l’opportunità preziosa di essere guidati da suggerimenti e consigli competenti e appassionati, oltre che personalizzati. Qui i libri, proprio come in una biblioteca, spesso si trovano in copia unica, per farci stare più titoli possibile. Generalista per vocazione, trova la sua eccellenza nello scaffale di poesia, nei testi di carattere politico, sindacale, economico e sociale, e poi testi su religioni, cultura del Terzo Mondo, africana e caraibica, e titoli di piccole case editrici indipendenti. C’è poco spazio solo per i best seller, che occuperebbero troppi scaffali con la loro esosa pretesa di vendere copie. Un’iniziativa importante e opportuna che Guido ha intrapreso da un anno e che pian piano sta decollando è l’apertura dell’Associazione LIM, che unisce 33 librerie indipendenti milanesi, cercando di fare rete per sentirsi meno soli e condividere progetti e idee per contrastare una crisi che nel mercato del libro si sta facendo di mese in mese più devastante, costringendo molti a chiudere o a ripiegare – a volte in modo nobile – sulla caffetteria, cosa che la libreria Tadino per ora non vuole assolutamente fare. Dopo un rapido giro fra i bellissimi scaffali in legno chiaro, seguo Guido e la sua folta barba grigia, in un antro segreto, dove scopro un modo nuovo e tutto particolare di vivere il tempio dei libri. Attraverso un piccolo cortile, si entra in una specie di taverna sotterranea, arredata come una tipica baita di montagna. Qui tutte le settimane prendono vita eventi – o meglio “conversazioni” – legate ai titoli in uscita o alle curiosità culturali che Milano riserva in abbondanza per il pubblico che sappia e voglia scovarle. La libreria Tadino ha una ricchissima mailing list di affezionati clienti, cresciuti nel tempo grazie a un attento e capillare lavoro sul territorio, oltre alla storica fama del luogo. Guido propone seminari, laboratori tematici, notti bianche della lettura, o cicli di incontri che seguono alcuni filoni prediletti: la poesia, i diritti civili delle minoranze, in particolare i Rom e i carcerati, e ogni altro argomento “scomodo” di cui sia opportuno parlare.

LIBRERIA POPOLARE
Via Tadino, 18
Tel. 02 29513268
foto di Maria Gabriella Berti

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