Farahzad art

Non è la solita galleria d’arte, ma non è nemmeno un posto che ne svolge le funzioni in maniera analoga come tanti luoghi nascosti che abbiamo incontrato a Milano. Farahzadart è la casa di Benham Alì Fahrazad, un personaggio straordinario della Milano nascosta, viaggiatore, artista e uomo di profonda ed eclettica cultura. Sei mesi all’anno li passa qui, a pochi isolati da Piazza della Repubblica, in un appartamento delizioso che è lui steso un’opera d’arte vissuta e in costante trasformazione. Ha sceto Milano consapevolmente, arrivandoci da lontano, da Sari, in Iran, e dopo aver pellegrinato per il mondo, pulsione che mantiene, quando, seguendo il flusso inverso degli uccelli migratori, allo spuntare della primavera, abbandona l’Italia e ricomincia a viaggiare. Armato di videocamera e notebook attraversa i continenti, guarda, fotografa, registra, raccoglie suggestioni, argomenti per le sue ricerche e le sue mostre, che prendono vita al suo ritorno a Milano, alla fine dell’estate di ogni anno, con tenacia e dedizione fin dal 2001. Anche quest’anno, nonostante tutto, partirà. “Expo non può prendermi, non può fermarmi”. Ma, in via del tutto eccezionale, lascerà le chiavi del suo appartamento ad alcuni suoi amici più speranzosi verso le sorti della cultura in città durante l’esposizione universale. “Se riescono a fare qualcosa, meglio per loro” dice Benham, ma si capisce che ci crede poco. Benham ha una formazione molto ampia e variegata, che va dalla laurea all’Università di Teheran in interior design nel 1973 e in graphic arts nel 1978, fio al diploma in pittura all’Accademia di BelleArti di Brera a Milano con Luciano Fabro nel 1987. La sua principale ricerca artistica è imperniata sul tema della metamorfosi, tema su cui ha lavorato realizzando molte opere, sia a tempera che a tecnica mista su tele di grandi dimensioni, insieme a una quantità infinita di disegni a china sulla storia e l’evoluzione dell’essere. L’antica cultura persiana, che si è sempre espressa attraverso segni e gesti mutevoli e al contempo eternanti, si sviluppa nelle opere di Behnam Alì Farahzad con delicatezza e tenacia. Si tratta della ricerca di tracce di un paesaggio bellissimo, di una terra speciale, che conosce le emozioni e i sentimenti più intimi degli esseri umani, i suoni dell’anima, del cuore, degli spiriti che ognuno ha dentro di sé. Quello di Behnam Alì Farahzad è un discorso articolato su impalcature fragili, mobili al vento, oscillanti ai nostri stessi passi. Una forma di cammino, perché per lui fare arte è come l’atto del camminare, ha radici molto profonde, si pensi ai pellegrinaggi, all’idea del viaggio iniziatico, alla predisposizione innata in alcuni al nomadismo. Un cammino che si esprime attraverso segni magici e sfuggenti che hanno riempito centinaia e migliaia di piccole carte, passando poi a grandi tele che volevano incontrare sguardi curiosi e affascinati di tempi vicini e più lontani, prendono la loro via nel segno del vuoto che tanto lo ha impegnato. Crea eventi che durano una serata e poi finiscono, senza lunghe teniture. Il progetto di Farahzadarte è iniziato nel 2001, quado Benham, già orma conosciuto nell’ambiente dell’arte contemporanea, ha voluto sentirsi libero dai condizionamenti e dalle asfissianti regole del mercato. Piano piano ha cominciato ad aprire le porte ai suoi amici e colleghi, dei quali nutre stima e voglia di collaborazione. Le mostre sono una festa, un’occasione di ritrovo, spesso accompagnato dal cibo e da un’atmosfera conviviale, all’insegna di un’arte che sia vita, divertimento e bellezza, al i fuori di una sterile dinamica di giudizio e compravendita. Ha addirittura varato l’idea della “mostra di un secondo”, che si limita al clic di un comunicato stampa inviato via mail. Non ama le gallerie che rimangono deserte. L’arte ormai non è più l’opera che si espone in un luogo consacrato alla sua ammirazione: oggi l’arte è per strada, a soprattutto è nel punto di vista con cui si guarda il mondo.

FARAHZAD ART
Via Tarchetti, 5
Tel. 02 6554489
www.farahzadart.com

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