Blues House

Blues House è un punto di riferimento per la musica live a Milano da ormai più di vent’anni, ma solo dal 2009 ha una nuova gestione, più giovane e al passo con i tempi. Non più solo blues ad animare le serate di apertura, ma una vasta scelta di generi musicali per andare incontro al pubblico più eterogeneo. La guida del locale è saldamente nelle mani di tre fratelli affiatati e pieni di entusiasmo, arrivati alla gestione della Blues House grazie all’aiuto del padre, che ha scelto di donare loro un’opportunità ghiotta sebbene rischiosa, proprio nel momento in cui la crisi cominciava a far vacillare le certezze economiche di molti imprenditori. Stefano, il più grande, arrivava da una situazione molto difficile nell’azienda paterna, Andrea faceva tutt’altro e il più giovane, Manuel, stava ancora studiando. Ma, pur essendo nuovi del mestiere, i tre fratelli hanno subito accolto la sfida e si sono gettati anima e corpo nell’attività, svecchiando il repertorio, riverniciando l’immagine di un locale troppo legato a un pubblico agé – gli ultimi amanti del blues tradizionale – e rinnovando anche la gestione del bar. La forza di questo locale, al confine con Sesto San Giovanni, è di avere un bellissimo palcoscenico rialzato e un’acustica da vero concerto, che consente un approccio professionale alla serata live, non paragonabile agli altri luoghi che nella città di Milano hanno fatto scelte artistiche simili, pur senza poter garantire una qualità di impianto così alta. La chiacchierata con questi appassionati fratelli non è rassicurante sulle sorti della musica dal vivo, soprattutto per quanto riguarda le compagini emergenti, soffocate dalla scarsa curiosità del pubblico, che sempre meno spende soldi per il concerto di un gruppo sconosciuto. Purtroppo, mi confessa Stefano con rammarico e realismo, la formula che attira il maggior numero di spettatori in un posto come questo è il cosiddetto Tributo, ovvero il concerto in omaggio di una Band famosa, di cui si suonano i brani più noti, ma anche quelli che le radio magari non trasmettono. Una scelta che forse non è il massimo a livello artistico, ma che consente al pubblico di sentir suonare dal vivo brani di musica altissima – dai Beatles ai Nirvana – senza spendere tanto. Stefano chiosa dicendomi che ciò che paga di questi tempi non è la qualità dell’esecuzione – difficile che uno spettatore riconosca il valore aggiunto di un chitarrista con la scala pentatonica e pezzi originali rispetto a un buon esecutore di pezzi famosissimi. Quello su cui i tre fratelli basano il loro investimento culturale è la difesa a oltranza della musica dal vivo, veramente suonata da una band a pochi passi dal pubblico che ascolta, rispetto alla moda imperante del dj set. Alla Blues House si entra pagando un biglietto, ma i prezzi sono assolutamente popolari, ma rispettosi del valore dei gruppi che suonano, che arrivano da tutto il mondo. La media si aggira sui 10 – 12 euro, quasi sempre con una consumazione inclusa. Oltre alle Tribute Band ci sono concerti e showcase di qualche giovane gruppo, serate di cabaret e concorsi musicali, di solito il venerdì e il sabato sera. Per ora non si immagina un’apertura tutte le sere, ma la speranza è di aumentare il pubblico internazionale anche in vista di Expo, tramite una promozione capillare negli alberghi del quartiere. La clientela più affezionata va dai venticinquenni ai quarantenni, ma non mancano serate per i giovanissimi e qualche omaggio ai più anziani, affezionati seguaci della tradizione del blues, cui il locale continua ad essere nostalgicamente intitolato. L’invito per tutti i concittadini è a rischiare di più, credendo nella qualità dei locali milanesi.

BLUES HOUSE
Via Sant’Uguzzone, 26
Tel. 02 39560756
www.blueshouse.it

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