Atelier di Lorenza Morandotti

Mentre molti milanesi combattono la canicola al mare, qualche anima nascosta resta a Milano, a preparare l’imminente inizio della nuova stagione. Fra questi pochi artisti solitari c’è Lorenza Morandotti, cui ho deciso di dedicare questo numero estivo della rubrica, per riflettere insieme a lei proprio sul concetto di Anima, indiscussa protagonista della sua opera di scultrice che, in controtendenza verso la moda, ha scelto l’argilla come materiale d’elezione. La incontro nel suo atelier di via Savona, in cui sfida il torrido caldo di agosto, cuocendo le sue sculture in vista di una mostra che inaugura a San Fedele Intelvi proprio in questi giorni. Mi racconta che all’Accademia di Brera, dove ha studiato negli anni successivi al’68, le hanno messo in mano quasi solo materiali alternativi, trasgressivi, all’insegna dell’originalità a tutti i costi. L’argilla nelle scuole d’arte viene considerata come un materiale di prova, utile a preparare i modelli da portare in fonderia per farli realizzare con materie più nobili, come il bronzo. Lorenza ha l’occasione di manipolarla per la prima volta iscrivendosi a un corso per modellisti vasai in Francia, scelto solo come scusa per studiare il francese. Ma la casualità fu galeotta. Lorenza si mette al tornio e scopre che tra le sue mani la terra che calpestiamo tutti i giorni, grezza e informe, viene accompagnata a elevarsi, si plasma, nasce a nuova vita, proprio come un figlio nel ventre materno. E forse non è un caso che Lorenza abbia scoperto di essere incinta della sua prima figlia proprio mentre sul tornio nasceva il suo primo vaso. A Taizé conosce il grande maestro ceramista Daniel de Montmollin, che la illumina sui principi dell’arte di “formarsi formando”, che solo plasmare l’argilla ti consente di acquisire, perché implica competenze viscerali, materne, unite a una forte sensibilità razionale, perché il fuoco non perdona eventuali errori. La quintessenza della poetica di Lorenza Morandotti sono le Anime, lingue di argilla cotta che si elevano sinuose dalla terra, come foglie che sbocciano da una pianta, come fiamme che ravvivano un fuoco, frammentarie, uniche nella loro irripetibilità di forme nate da un errore casuale. Una mattina di qualche anno fa, Lorenza stava impastano della porcellana e rovesciò il liquido che la conteneva. Aspettò che seccasse e tornò il giorno dopo con la spatola a grattarlo via, trovandosi tra le mani dei frammenti sottili, bellissimi. Decise di cuocerne uno e nacque così la sua prima Anima, che trovò sede in un vaso che conteneva la stessa materia, l’argilla, manipolata e cotta in modo più greve e magmatico. L’insieme di questo basamento scuro e terrigno e dell’Anima che si erge bianca e leggera rendono l’idea dello spirito che si eleva dalla Terra, del figlio che nasce purificato dal passato. Lorenza sogna di creare un’Anima alta dieci metri, da collocare a Parigi, tra il Louvre e la Defense. Ma le va bene anche una rotonda della Brianza! Nel frattempo, ha riempito di piccole Anime uno zaino ed è andata a fotografarle nel deserto, l’unico luogo in cui mancano i riferimenti e quindi possono già sembrare monumentali. Da questa esperienza ha tratto l’idea che guida le sue mostre attuali e prossime, le “Anime in adozione”, creazioni che vengono donate ai visitatori con la promessa di fotografarle nel luogo in cui sceglieranno di collocarle. Da quando Lorenza Morandotti ha un atelier in via Savona, le anime nascoste arricchiscono di nuova bellezza anche la nostra Milano. Quando tornate in città, andate a trovarla e resterete incantati.

ATELIER DI LORENZA MORANDOTTI 
Via Savona, 123
www.lorenzamorandotti.com

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